Friday, February 16, 2007
HANNO IL RITMO NEL SANGUE

Potete togliere a un brasiliano la casa, il lavoro, il fidanzato/a, la macchina. Toglietegli pure l’orologio (non ne sentira’ la mancanza). Ma non toglietegli MAI la musica.

Raramente si e’ visto un legame cosi’ forte tra un popolo e la sua “colonna sonora”, un legame in grado di spezzare persino le oppressive barriere della poverta’.

La musica e’ vita, e’ speranza, e’ allegria, e’ amore. E’ la massima espressione di quello che i Brasiliani hanno nel sangue e nell’anima. Non c’e’ festa senza musica, e non c’e’ musica senza festa: anche per questo ogni manifestazione musicale e’ in Brasile un’occasione imperdibile per radunarsi in gruppo, scatenarsi e dimenticare per qualche ora la vita “normale”, quella fatta magari di favelas, lavori sottopagati e poverta’.

Perche’ sia vera musica e vera festa, devono pero’ verificarsi due condizioni necessarie.

Primo, la musica deve essere rigorosamente “made in Brasil”: da questo punto di vista, il Brasile e’ uno dei popoli piu’ nazionalisti che esistano. Scordatevi gli U2 o i rappers da MTV: la musica internazionale e’ ben confinata in poche radio e in ancor meno locali notturni. A farla da padrone, ovunque, sono samba, pagode, forro’, lambada, bossa nova, frevo, MPB, axe’, carimbo’ e innumerevoli altri generi nati e diffusi solo qui. Generi le cui differenze sono spesso percepibili solo da orecchi eccezionalmente allenati a “masticare” musica ad ogni ora del giorno e della notte.

Seconda condizione: la musica deve essere ballabile, possibilmente in coppia. Ballo e sensualita’ sono altri due aspetti irrinunciabili e imprescindibili che illuminano la vita dei Brasiliani. Ogni ballo ha i suoi passi istituzionali, padroneggiati con leggendaria abilita’ dalla quasi totalita’ degli abitanti del Brasile; d’altra parte, ogni ballo si presta ad essere un’allettante occasione di incontro con il sesso opposto. Rifiutarsi di ballare con un pretendente e’ considerato offensivo; un paio di canzoni di prova non si negano a nessuno. Se poi il ballerino pretendente se la cava benino, e la donna accetta di prolungare il rapporto danzereccio, l’uomo si gettera’ quasi immancabilmente alla conquista dell’agognato bacio. E il piu’ delle volte ce la fara’ senza problemi, alla faccia delle discoteche di casa nostra, dove il rapporto tra approcci e successi e’ mostruosamente meno favorevole al maschio.

Sara’ per questo che gli uomini Brasiliani sono sempre cosi’ allegri?

 
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Friday, January 19, 2007
LA DONNA BRASILIANA

Ci sono molte leggende sulle donne brasiliane.

Il Brasile e’ una delle mete preferite di chi pratica il turismo sessuale, per una rara coincidenza di avvenenza e “disponibilita’” delle bellezze locali. Non e’ azzardato dire che in Brasile i costumi sessuali, nonostante l’imperante morale cattolica, sono molto piu’ liberi e disinvolti che dalle nostre parti, per una serie di ragioni che spaziano dall’evoluzione storica all’economia e al clima (immaginate anche da noi quanti “flirt estivi” se l’estate durasse tutto l’anno?). D’altra parte, anche se la prostituzione esiste ed e’ discretamente visibile, soprattutto di notte e nei locali piu’ “in”, lo stereotipo della donna brasiliana dalle belle forme che non e’ capace di resistere al fascino virile dell’uomo europeo appare quanto meno esagerato.

Come sono allora queste donne brasiliane, viste in casa loro?

Fondamentalmente, la donna brasiliana e’ “stimarina” come quella italiana. Le piace vestire bene, le piace profumarsi, le piace spendere soldi (per pochi che siano) facendo shopping nei centri commerciali. La moda italiana e’ la chimera irraggiungibile: il prezzo dei vestiti griffati e’ generalmente inaccessibile, ma la donna brasiliana sa fare buon viso a cattivo gioco sfoggiando dignitosi succedanei, imitazioni piu’ o meno credibili (soprattutto a Sao Paulo c’e’ una fiorente industria del falso) e “pseudogriffe” brasiliane che richiamano (un po’ ingenuamente) una certa italianita’. Per cui la donna brasiliana magari non veste Armani, ma Zefirelli, Di Santinni e LORENZZI (vedi sotto).

La donna brasiliana e’, come tutto in questo paese, una contraddizione vivente. Cattolicissima, ma ben piu’ disinibita di come la vorrebbe Ratzinger; disposta a prendere il sole con costumi e tanga minimalisti, ma piu’ che mai scandalizzata a sentir parlare di topless; capace di spendere mezzo stipendio dalla parrucchiera, ma per nulla avvezza alla depilazione; attenta ad ogni dettaglio del suo look, ma con certi apparecchi odontoiatrici che sembrano stazioni orbitali.

Lo stipendio medio di una donna brasiliana e’ incredibilmente basso. Un lavoro medio viene retribuito sui 400-500 reales (circa 150-200 euro) e il costo della vita non e’ poi cosi’ basso (anzi, si sta pericolosamente adeguando agli standard europei e americani). Eppure, la donna brasiliana si gode la vita. In fondo ha tutto quello che puo’ desiderare: il sole e il mare di giorno, la samba e provetti compagni di ballo la sera. Cosa puo’ volere di piu’ dalla vita?
Magari, evitare la triste foto con lo sfortunato europeo di turno che si vuole bullare con gli amici.

 
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Wednesday, January 17, 2007
LAVORO PIANO, SONO BRASILIANO: IL SEDUTO.

C’e’ il rischio che il “seduto” non sia una vera e propria professione. Cioe’, che il motivo della sua retribuzione non sia quello di stare seduto 12 ore al giorno su una sedia di plastica bianca. Pero’ il “seduto”, di fatto, altro non fa.

Probabilmente e’ assimilabile a una sorta di guardiano- un guardiano perfettamente in grado di padroneggiare la psicologia della persuasione, visto che non e’ armato- o forse e’ pagato da qualche azienda di statistica per contare il numero di auto rosse che passano, o il numero di passanti maschi, o il numero di birre consumate nel vicino chiosco.
Di una cosa si puo’ stare sicuri: il seduto non si alzera’ mai. E non abbandonera’ mai il suo posto di lavoro durante il giorno.

Attenzione a non confondere il “seduto” con il parcheggiatore abusivo, da cui si differenzia per l’immobilismo e per l’assenza dello straccio-distintivo. Anche se non e’ raro incontrare coppie costituite da un seduto e da un parcheggiatore, che costituiscono un esempio umano di rapporto di simbiosi come quello tra squalo e pesce remora.
 
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LAVORO PIANO, SONO BRASILIANO: IL BICIBARISTA

E’ armato di una bici che ha ingegnosamente modificato fino a farla apparire simile a un veicolo delle Wacky Races (tra l’Insetto Scoppiettante e il Diabolico Coupet). In questo modo ha ottenuto non solo un comodo mezzo di locomozione che lo puo’ agevolmente trasportare da una parte all’altra della citta’, ma anche un bar portatile, in grado di servire deliziose e variopinte bevande al cliente piu’ fuggevole.

Sarebbe utilissimo durante una maratona, quando il corridore non si puo’ fermare, ma nemmeno si accontenta della prima cosa che gli tirano dalla folla.

Certo, il corridore dopo pochi metri dovrebbe probabilmente cercare la piu’ vicina latrina per cercare di non soccombere agli inevitabili effetti secondari del pernicioso liquido, ma tanto il bici-barista sara’ gia’ lontano, a servire un altro cocktail con ghiaccio contenente il miracolo della vita.

 
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Tuesday, January 16, 2007
LAVORO FORTE, SONO BRASILIANO: IL ROLLER-CAMERIERE

In Brasile si sa, le distanze sono grandi. Si viaggia in aereo.
Le distanze sono grandi anche nel piccolo: un bar puo’ avere tanti tavolini da servire ed occupare svariate decine di metri quadrati.

Ecco quindi nascere la dinamica figura del roller-cameriere, un abile schettinatore in grado di servire i tavolini piu’ distanti in un batter di ciglia grazie all’impiego di moderni rollerblade. Veloce, efficiente e spettacolare per il cliente, specie se il roller-cameriere arriva vestito da Babbo Natale come nei periodi attorno alle feste. Unica controindicazione, lo scontro tra due roller-camerieri e’ un’esperienza da cui non si puo’ uscire incolumi.

Il roller-cameriere e’ disponibile anche nelle versioni roller-spazzino e roller-raccoglitore di cicche di sigarette.

 
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LAVORO PIANO, SONO BRASILIANO: LA PSEUDOGUIDA TURISTICA
Diplomarsi guida turistica in Brasile non dev’essere troppo difficile.
Appena si arriva in qualche sito di rilevanza storica e si ha una anche minima apparenza occidentale, sedicenti guide locali spuntano come funghi e fanno a gara per esibirvi le meraviglie della citta’, promettendo di portarvi in luoghi fuori dalle solite tratte a cui solo loro hanno accesso (salvo poi maledire la sorte quando trovate chiuse 12 attrazioni su 13). Di solito c’e’ una media di due guide per ogni turista - se poi mettiamo in conto che alcuni turisti si farebbero anche volentieri i fatti loro, si capisce come la battaglia per accaparrarsi i pochi turisti paganti sia spesso senza esclusione di colpi.

La guida turistica brasiliana sfoggia o un tesserino di dubbia autenticita’ o una maglia con qualche scritta sbiadita che riguarda qualche associazione turistica locale. Nel chiederti la “mancia” finale non tralascia di citare misteriosi bambini in qualche modo inerenti a quella associazione, a cui la vostra mancia dovrebbe in teoria andare a finire. Il sospetto che la mancia invece che ai bambini vada al barista di fiducia della guida e’ piu’ che fondato.

In una sorta di circolo virtuoso dell’economia, la guida turistica da’ una mancia al tassista che consegna l’improvvido turista nelle sue avide mani. D’altra parte, riceve in egual misura dal negoziante di souvenir locali a cui da’ in pasto il turista alla fine del tour.

 
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Friday, January 05, 2007
LAVORO PIANO, SONO BRASILIANO: L'IMMETTITORE NEL SACCHETTO

Il cliente ha sempre ragione... e non deve mai faticare. Ad esempio, quando fa la spesa al supermercato c’e’ quasi sempre un “imborsatore” che prende uno ad uno i prodotti passati dal cassiere sul rilevatore elettronico e li sistema in piccole, comode borse di plastica.
Ci sono alcune regole che un buon immettitore nel sacchetto deve rispettare:
- ad ogni prodotto comprato deve corrispondere una borsa di plastica. Quindi se la spesa e’ di 20 prodotti, di norma vi trovate con 20 borse diverse. Ognuna con l’invito a riciclare la plastica.
- la borsa e’ rigidamente mono-misura. E’ ideata appositamente per essere troppo piccola per almeno la meta’ dei prodotti comprati. Un litro e mezzo d’acqua sporge di almeno venti centimetri e va impacchettato utilizzando almeno un altro sacchetto.
- la busta si rompe se il prodotto e’ rettangolare e superiore ai 20 grammi. Finche’ portate una piccola palla di gomma la busta tiene. Se disgraziatamente mettete un litro di latte in tetrapack, la busta si sbraghera’ dopo pochi metri. Fortunatamente l’esperto immettitore nel sacchetto ha gia’ pronta la soluzione: usera’ tre borse di plastica l’una dentro l’altra.
In una giornata di lavoro, l’imbustatore ha fatto piu’ danni all’ambiente di una petroliera affondata.
 
posted by staff at 1:32 PM | Permalink | 1 comments
Thursday, January 04, 2007
LAVORO PIANO, SONO BRASILIANO: IL DISPENSATORE DI MP3

Steve Jobs inventa l’I-Pod, I-Tunes diventa il negozio di musica piu’ usato del pianeta. In Brasile di I-Pod se ne vedono pochini, ma qualcuno si e’ inventato l’I-Tunes a ruote.
Rumorosissimi carrettini di devastante potenza riempiono di Samba, Brega, Pagode e Forro le strade brasiliane. Sembrano parenti poveri del carrettino dei gelati che deliziava i nostri nonni, ma intanto fanno piu’ casino di una discoteca d’agosto a Riccione.
Tutti i prodotti in vendita sono naturalmente masterizzati, ma le majors stiano tranquille: si tratta nel 99% di cantanti e artisti brasiliani.
Se poi il dispensatore e’ anche tecnologicamente all’avanguardia, appare la scritta “AQUI TEM MP3”, ovvero “si vendono MP3”.
Altro che Microsoft, e’ qui in Brasile che Steve Jobs deve fare i conti con la concorrenza.
 
posted by staff at 11:44 AM | Permalink | 0 comments
LAVORO PIANO, SONO BRASILIANO: IL GUARDATORE DEL CASSIERE

In Brasile normalmente nelle casse stanno due persone. Uno fa i conti, emette lo scontrino, prende i soldi e da’ il resto. L’altro lo guarda.
Attenzione, non si tratta di un supervisore, giacche’ il guardatore di solito e’ gerarchicamente inferiore al cassiere: semplicemente, il guardatore assiste alla transazione con sguardo impenetrabile. Forse sta imparando, o forse ha un imperscrutabile ruolo che ancora mi sfugge. Di sicuro, se la transazione non va in porto per qualche motivo (e questo accade 9 volte su 10: problemi informatici, non c’e’ il codice nel prodotto, il prodotto non e’ in lista, la carta di credito non funziona etc) il guardatore non fa nulla per aiutare il cassiere. A parte dare il suo sostegno morale.
 
posted by staff at 11:37 AM | Permalink | 2 comments
Wednesday, January 03, 2007
LAVORO PIANO, SONO BRASILIANO: L'IMBONITORE DA SUPERMERCATO

Ha un microfono, ma non fa il karaoke. E’ dipendente del supermercato, ma non sistema i prodotti sugli scaffali. Semplicemente, l’imbonitore da supermercato spunta all’improvviso da una porta e si mette a magnificare i prodotti in vendita evidenziando con toni da esperto oratore le offerte speciali della settimana. La sua voce risuona stentorea attraverso gli scaffali guidando i consumatori come il pifferaio di Hamelyn. A volte ha un foglio di carta che lo aiuta nell’esposizione, ma i migliori imbonitori da supermercato, quelli veramente di categoria superiore, vanno a braccio.
 
posted by staff at 2:43 PM | Permalink | 2 comments
LAVORO PIANO, SONO BRASILIANO

I brasiliani sono molti: 180 milioni di persone. La quinta nazione piu’ popolata del mondo.
Il lavoro in Brasile e’ poco. Il Prodotto Nazionale Lordo pro capite attorno ai 5000 dollari non e’ neanche malaccio, ma e’ il divario tra ricchi e poveri che risalta come un pugno in un occhio. Il mercato del lavoro non e’ oggi nelle condizioni di assorbire un cosi’ alto numero di persone, e la disoccupazione si aggira sul 7% (questo e’ il dato ufficiale, che non comprende i milioni di brasiliani precari o quelli non registrati ufficialmente all’anagrafe che vivono nelle favelas).
Ai milioni di brasiliani disoccupati non resta che ingegnarsi per cercare un modo per sbarcare il lunario. Un modo semplice e non necessariamente dignitoso. Possibilmente senza faticare troppo, perche’ il brasiliano-tipo sotto sotto non e’ poi troppo convinto che il lavoro nobiliti l’uomo- molto meglio lasciarsi nobilitare dalla musica o, in mancanza d’altro, dalla birra. Con l’inevitabile rischio di generalizzare, proviamo a sbilanciarci: i brasiliani non amano lavorare. Lavorano, si’, ma se potessero ne farebbero tranquillamente a meno.
Una cosa e’ comunque sicura: ai brasiliani non manca la fantasia. Quello che segue e’ un semiserio elenco di improbabili professioni che si sono inventati i brasiliani piu’ intraprendenti.
E chissa’ che nel giro di qualche anno, con la Cina che incombe e la disoccupazione che cresce, queste pseudo-professioni non vengano utili anche da noi.
 
posted by staff at 2:26 PM | Permalink | 3 comments